giovedì 2 febbraio 2017

Salvini vs. Licinio:
scontro tra titani

Riporta l’agenzia ANSA che don Ivan Licinio, vicerettore del Santuario di Pompei, ha risposto al leader della Lega, Matteo Salvini, che aveva chiesto la castrazione chimica per il nigeriano reo di avere molestato l'operatrice di un centro nel Napoletano. “Salvini, castrati il cervello”, ha scritto il giovane sacerdote su Facebook, sottolineando di avere fatto ricorso a un sillogismo: “Se una persona va punita per avere usato una parte del suo corpo per fare violenza, anche chi adopera il cervello in modo violento dovrebbe subire lo stesso trattamento”, ha spiegato Licinio, il cui obiettivo era solo “fare capire che alle persone va dato rispetto; innanzitutto alla vittima, ma anche all’aggressore, che sia immigrato o italiano”.
Licinio vs Salvini.
Uno scontro tra titani, non c’è dubbio.
Da un lato, l’insigne politico che invoca la castrazione chimica solo quando stupri e tentati stupri sono opera di immigrati (come aveva già fatto l’anno scorso), ma si guarda bene dal tirare fuori l’argomento quando a macchiarsi degli abusi sono mascalzoni nostrani.
Dall’altro, un pretino di chiara ispirazione boldriniana che dimentica le parole del suo stesso Gesù: "Se la tua mano ti è motivo di scandalo, tagliala...E se il tuo piede ti è motivo di scandalo, taglialo...E se il tuo occhio ti è motivo di scandalo, gettalo via".
Per di più, costui straparla di “rispetto” per chi, come nel caso degli stupratori, a mio avviso non ne merita affatto. D’altra parte, come non capire e comprendere il punto di vista di chi fa parte di una categoria – quella degli ecclesiastici – che stupra impunemente e non solo non subisce la castrazione fisica, ma il più delle volte non viene nemmeno denunciato e processato?
Una polemica, quella tra Salvini e Licinio, che dimostra una volta di più quanto beneficio l’umana società trarrebbe se venisse liberata dai due più gravi tumori da cui è affetta: la politica e la religione.
Questa sì che sarebbe una castrazione quanto mai salutare.

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