sabato 28 novembre 2015

LA PORTENTOSA SPINA DI ANDRIA

di Giuseppe Verdi

Tra le reliquie di Gesù (o pretese tali), le spine della corona sono tra le più note e diffuse.
Una sorta di censimento realizzato dall’architetto francese Charles Rohault de Fleury nel 1870 (Mémoire sur les Instruments de la passion de N.S.J.-C.) ne contava circa 200. Oggi, siamo giunti alla ragguardevole quota di 2.283, delle quali 995 in Italia, secondo uno studio recente (A. Menna, La corona di spine e le sue reliquie, 2012).
Troppe, oggettivamente, tanto da far pensare che sul capo del povero aspirante messia fosse stato collocato non un rametto di spine, ma un intero roveto, che doveva dargli un aspetto piuttosto branduardiano. È una situazione non dissimile da quella di un’altra famosa reliquia, vale a dire il latte della madonna, sparso a candidi fiumi nelle chiese cristiane in una quantità di boccette talmente elevata da far esclamare a Bernardino da Siena, secoli or sono, “e che? Era forse una vacca la Vergine Santissima?
Altra stranezza, per quanto essa accomuni tutte le reliquie di Gesù, è poi il fatto che delle spine non si abbiano le prime notizie se non in epoca medievale, come se fossero saltate fuori dal nulla.
Tra le spine più famose, quella di Andria, che proprio oggi, sabato 28 novembre, è stata oggetto di uno speciale mattutino su Rai2. Giunta nella cittadina pugliese nel 1308, dono della principessa Beatrice d’Angiò, la spina apparteneva alla casa reale di Francia e presumibilmente faceva parte dell’intera corona di spine che re Luigi IX aveva acquistato dall’imperatore di Costantinopoli Baldovino II.
Questa spina è nota per il suo “strano” comportamento, osservato per la prima volta il 25 marzo del 1633. Per l’esattezza, le macchie violacee che ricoprono la spina si ravvivano, diventando di “fresco sangue”. Il miracolo, tuttavia, non si ripete ogni anno (come fa invece il plasma del precisissimo san Gennaro), ma solo quando il 25 marzo (giorno dell’annunciazione) coincide con il venerdì santo. L’ultima volta è stato nel 2005, occasione nella quale una commissione di medici e di altri osservatori rilevarono la comparsa di un “piccolo rigonfiamento di colore rosso rubino”, poi di un piccolo bozzo rosso e, infine di “piccole granulazioni biancastro-lanuginose”.
Miracolo o no? Non è questo il punto, tanto più che chi scrive, da “miscredente”, non potrebbe che rispondere negativamente. Quel che mi chiedo, invece, è come mai questa reliquia, nelle sue pretese manifestazioni “miracolose”, sia tanto autoreferenziale. Perché mai, invece di indulgere in siffatte performance cromatiche, la spina non ferma (ad esempio) la mano di qualche terrorista, o blocca qualche terremoto o, magari, evita che tanti bambini si prendano un tumore o muoiano di fame? Discorso che, detto per inciso, vale anche per il sangue di san Gennaro, che invece di ribollire più volte l’anno per il tripudio osannante del popolo napoletano (sindaco in testa), potrebbe fare qualcosa per migliorare le condizioni di quella città.
Tutto questo, però, è accademia e, probabilmente, trascura l’imperscrutabilità delle infinite vie dell’altissimo. A quanto pare, nemmeno la sacra spina di Andria riesce a pungolarlo nell’orgoglio.

1 commento:

  1. GRAZIE PER QUELLO CHE SCRIVETE IN QUESTO SITO, PERCHE' CI APRE GLI OCCHI DELLE STUPIDAGGINI DELLE RELIGIONI, CHE IN PARTICOLARE IN QUESTA ITALIA FATTA DA ITALIOTI CREDONO A TUTTO.

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