lunedì 20 aprile 2015


A volte ritorna...
La sindone, ovvero la sagra della creduloneria

di Giuseppe Verdi

E finalmente, ostensione fu.
Oggi, 20 aprile 2015, ha avuto inizio la nuova, attesissima esposizione del “sacro sudario”, che periodicamente viene riproposta al mondo con precisione addirittura superiore a quella della pur volenterosa vergine di Medjugorje.
La kermesse è stata aperta ieri pomeriggio nel Duomo di Torino dal cardinale Poletto e concelebrata con i Vescovi delle diocesi di Piemonte e Valle d’Aosta (comprensibile, visto che per spiegare e ripiegare un lenzuolo di quelle dimensioni serve sicuramente una mano d’aiuto).
Tra le “personalità” presenti alla “anteprima” mattutina, da segnalare l’amministratore delegato della FIAT, Sergio Marchionne, il sindaco Fassino, il presidente della Provincia, il governatore della Regione Piemonte, il procuratore capo di Torino e così via, tutti a sfilare genuflessi sotto l’artefatto, evidentemente in omaggio alla laicità del nostro paese. Rivolgendosi a loro, il cardinale Poletto ha affermato: “I frutti che auspico da questa ostensione sono la conversione del cuore e l’aiuto concreto offerto agli altri. Se essa farà migliorare la vita sociale e civile della città, ecco che avremo ricevuto la grazia più grande che potevamo attenderci”.
Ci sfugge, tuttavia, il nesso tra un lenzuolo medievale e il miglioramento della vita dei torinesi...
Alla retorica di questi giorni non si è sottratta, ovviamente, la stampa. Il meglio, probabilmente, è stato raggiunto oggi, con l’articolo di Aldo Cazzullo pubblicato dal Corriere della Sera, nel quale ci tocca leggere che “la verità sulla Sindone non esiste, ma è un simbolo dell’identità locale e nazionale. Anche per l’Italia uscita sfibrata, ma non vinta, dalla crisi”.
Come ha sottolineato il mio amico Giuseppe Bruzzone, socio UAAR, “forse uno dei momenti più bassi del giornalismo e della politica italiana recenti: la Sindone proclamata simbolo di “identità nazionale” e dell’esigenza di “ricostruire” e rivendicare le “radici”. Il fatto che siano attribuite tali caratteristiche catartiche a un dubbio manufatto medievale, promosso per suscitare un'adorazione acritica, non depone a favore della “identità” italiana, che si vorrebbe costruire intorno al tradizionalismo e al confessionalismo.
Più che altro, la sindone andrebbe additata più correttamente come simbolo dello sfruttamento della creduloneria popolare.
Ciò detto, non appare superfluo ricordare, a chi ancora sostenesse che la sindone è il lenzuolo che avvolse il corpo di Gesù, che la sua storia è nota solo a partire dal XIV secolo, mentre sui secoli precedenti e sulle sue origini regna il buio più totale.
Il dibattito sull’autenticità della Sindone è antico, ma ha assunto toni epici alla fine del XIX secolo, da quando la reliquia è stata fotografata per la prima volta. Da allora, sono stati eseguiti numerosi studi scientifici, ma, a dispetto di esiti quasi sempre molto chiari, ne è seguito un ulteriore inasprirsi della diatriba tra quanti sostengono che la Sindone sia una reliquia e quanti la ritengono invece una raffigurazione artistica. Ciascuna parte, peraltro, critica puntualmente e con asprezza l’operato e i pronunciamenti dell’altra, in uno scontro che, purtroppo, spesso esula dall’ambito meramente scientifico e si sposta sul piano della fede.
Come fa furbamente per tutte le reliquie, la chiesa cattolica si guarda bene dal prendere una posizione ufficiale anche in merito alla “autenticità” della Sindone, lasciando però che i fedeli la venerino; atteggiamento costantemente ambiguo e opportunistico, anche se alcuni papi, come Pio XI e lo stesso Giovanni Paolo II, si sono espressi a chiare lettere a favore dell’autenticità.
Chi cita questi pronunciamenti “illustri” dimentica però di ricordare un piccolo particolare. Esiste infatti un memoriale del 1389, scritto dal vescovo Pierre d’Arcis e indirizzato al papa Clemente VII, nel quale il prelato rivela che il suo predecessore, Henri de Poitier, aveva contestato la pretesa del decano, vale a dire presentare il lenzuolo come “vero” per fini di lucro; soprattutto, però, il vescovo spiegava che un’indagine aveva addirittura portato a scoprire il falsario, che aveva confessato l’origine umana del telo. E poiché lo stesso d’Arcis si trovò a dovere intervenire quando anche il nuovo decano volle esporre la Sindone, nel 1390 papa Clemente VII decretò che, ogniqualvolta il telo fosse esposto, fosse imperativo dire “ad alta voce, per far cessare ogni frode, che la suddetta raffigurazione o rappresentazione non è il vero Sudario del Nostro Signore Gesù Cristo, ma una pittura o tavola fatta a raffigurazione o imitazione del Sudario”.
A oltre sei secoli di distanza, appare facile affermare che i recenti esami condotti sulla Sindone sembrano dare ragione al vescovo e a papa Clemente, a cominciare dal test eseguito sul presunto sangue nel 1973 da una commissione presieduta dal cardinale Pellegrino, esame che ha dato esito negativo, così come quello svolto dal microanalista Walter McCrone, che ha individuato ‑al di là di ogni ragionevole dubbio‑ la presenza sul telo di tracce di alizarina, cinabro e ocra rossa: in parole povere, tempera rossa! D’altra parte, anche se fosse dimostrato che si tratta di sangue umano, questo non significherebbe certo che l’uomo immortalato sul lenzuolo sia Gesù.
I risultati di queste analisi, dunque, suggeriscono che la Sindone sia opera di un artista; un’ipotesi corroborata sia dalle dichiarazioni del vescovo d’Arcis (che parlò appunto di “raffigurazione artistica”) che dalla completa assenza di notizie sul telo fino al XIV secolo. Che la Sindone risalga a un’epoca recente, del resto, lo ha confermato l’esame del carbonio 14, eseguita in contemporanea da ben tre laboratori indipendenti (Oxford, Tucson e Zurigo) nel 1988. L’esito è stato inappellabile: la Sindone risale a un momento compreso nella “forchetta” 1260-1390, peraltro pienamente compatibile con la sua prima apparizione.[1]
Naturalmente, da parte cristiana si sollevarono immediatamente obiezioni e critiche, provenienti soprattutto dai vari “sindonologi” che continuavano (e continuano tuttora) a difendere l’autenticità del lenzuolo. Purtroppo, quel che le loro “scoperte” dimostrano è soprattutto un incrollabile “bisogno di credere”, come se il vero scopo di questi ricercatori non fosse il desiderio di appurare la verità scientifica, quanto la verità “di fede”, vale a dire dimostrare a tutti i costi ‑e con ogni forzatura‑ che l’uomo raffigurato nella Sindone sia Gesù.
Un’improbabile “prova” dell’antica origine della Sindone è stata cercata, ad esempio, nella tipologia di tessitura del lenzuolo, detta “a spina di pesce”. Se, infatti, in Medio Oriente sono stati ritrovati orditi di questo tipo, risalenti anche all’epoca di Gesù, ne esiste anche un esemplare realizzato in Europa in epoca medievale, con un intreccio identico a quello della Sindone e, per di più, risalente proprio al XIV secolo.
Nelle fibre, inoltre, sono state rinvenute tracce di cotone, circostanza che ha fatto gridare qualcuno alla provenienza palestinese del telo, dato che all’epoca di Gesù il cotone era coltivato nel Vicino Oriente, ma non in Europa. Questo, però, significa forzare i dati e insistere sull’assioma ‑privo di fondamento‑ che la Sindone risalga al I secolo. Altrettanto valida (se non di più) è infatti anche l’ipotesi che essa sia stata tessuta con il cotone in Europa e in epoca medievale, possibilità oltretutto pienamente supportata dall’esito dell’esame del carbonio 14.
Un altro elemento al quale i credenti si appellano quale “prova” dell’antichità della reliquia è la presunta presenza, su di essa, di pollini appartenenti a specie vegetali specifiche dell’area palestinese e mediorientale. Peccato che, dopo la morte dell’autore di quegli esami, il criminologo svizzero Max Frei Sulzer, avvenuta nel 1983, sul suo lavoro siano piovute pesanti critiche, nonché sospetti di manipolazione dei campioni. In ogni caso, gli studiosi si sono divisi tra quanti concordano con gli esiti delle analisi di Frei e quanti ne dissentono. Come dire che, quando c’è di mezzo la fede, anche un risultato che dovrebbe essere incontestabile diventa soggettivo e incredibilmente aperto alle più diverse interpretazioni!
Da parte nostra, anche riguardo all’analisi dei pollini, riteniamo necessario ricordare che l’esame del carbonio 14 attribuisce alla Sindone un’origine non anteriore al XIV secolo e che, in ogni caso, la presenza di pollini tipici dell’area palestinese indicherebbe solo un temporaneo passaggio del telo in quelle zone e nulla più.
In tempi recenti, un esempio tipico di come certi scienziati facciano prevalere su tutto le “ragioni del cuore” è stato la pretesa presenza di monete di epoca romana sugli occhi del cadavere (forse per tenere chiuse le palpebre). Lo sostengono l’anatomopatologo Pierluigi Baima Bollone e l’informatico Nello Balossino, che hanno anche tentato di identificare le monete come risalenti ai primi anni 30. Il gesuita Francis Filas si è spinto addirittura a ipotizzare che queste presunte monete siano state coniate da Ponzio Pilato negli anni 29-32!
Ovviamente, per questi “sindonologi”, i risultati dell’esame del carbonio 14 sarebbero inattendibili, né essi contemplano la (plausibilissima) ipotesi che un falsario o artista medievale avrebbe potuto benissimo lasciare l’impronta di una moneta romana sul telo per rendere la sua opera più credibile.
Fortunatamente, a chiudere ogni polemica e ogni azzardata illazione circa il caso delle monetine intervenne Luigi Gonella, fisico del Politecnico di Torino (ma soprattutto consulente scientifico del cardinale Ballestrero), che rilasciò queste dichiarazioni:

Quella della Sindone è un’immagine il cui dettaglio più piccolo, macchie di sangue escluse, è di mezzo centimetro. Come le labbra. Appare quindi molto, molto incongruente che esistano dei dettagli dell’ordine di decimi di millimetro come le lettere sulle monete. Ma si sa: a forza di ingrandire, si finisce per vedere anche quello che non c’è. Sono soltanto loro, i cosiddetti sindonologi, a scagliarsi contro il Carbonio-14. Nel campo scientifico, fisico, chimico, non c’è nessuno che abbia il minimo dubbio. Nemmeno io. Il sudario risale al medioevo”.

In altre parole, la definizione (o “risoluzione”) minima delle immagini fotografiche della Sindone più recenti a nostra disposizione è di mezzo centimetro, per cui risulta impossibile identificare particolari così piccoli; le “monete”, pertanto, sarebbero solo frutto di illusioni ottiche, che inducono i ricercatori più entusiasti (o interessati) a vedere quello che si aspettano di vedere.

NOTE
1) Lo stesso cardinale Ballestrero, che seguì le prove di radiodatazione, accettò di buon grado l’esito: “Penso non sia il caso di mettere in dubbio i risultati. E nemmeno il caso di rivedere le bucce agli scienziati se il loro responso non quadra con le ragioni del cuore”.





Il testo dell'articolo è tratto in gran parte
dal volume "Santi Pezzi",
di Giuseppe Verdi
editore Tempesta


Questa destra “cristiana” che ci impoverisce.
Caccia al “mi piace” su Facebook

di Ilaria Del Grasso

Io, poi, questa Destra politica non la capisco proprio, scusate…
Notoriamente i partiti di destra si preoccupano di politiche aziendali e famiglie ricche. Questo si sa. Di certo, il problema della destra non sono affatto i diritti dei lavoratori -se non, al massimo, quando può ridurglieli-, non riuscendo a “capacitarsi” (lo sanno benissimo, ma fanno finta di nulla) che è proprio la politica, in generale, il peso maggiore che grava sulle aziende e non di certo lo stipendio dell’operaio o dell’impiegato. Oppure la destra politica si avvicina al mondo del lavoro subordinato quando deve comprare voti; trovare un’occupazione a un disperato “presso l’amico” industriale, poi, mi fa guadagnare un consenso a vita.
Questa cosa “strana” di migliaia di “mi piace” sui politici (anche in regione) e sulle loro famiglie potete trovarla nei social network anche quando postano una “puzzetta”. È il coro degli assetati che “hanno bevuto grazie a...”, che non velatamente mostrano tutta la sua “riconoscenza” (è un modo di “leccare il culo” con il pc).
Confindustria o Confartigianato, di certo, non riuniranno mai -statene certi- i loro iscritti in una generale sommossa post-industriale per fare in modo che più nessuno paghi le tasse. E quando mai! Come potrebbe? Chi è, poi, che riesce a lavorare senza un appalto “politico”? Senza un lavoro “con gara”? La politica fa e la politica toglie. E, oltre a toglierti la libertà di scelta, ti chiede anche la mazzetta per lavorare in quell’appalto (o di far lavorare un amico nella tua ditta, visto che “ti ha aiutato prima”).
Bene. Mi sembra che il quadro generale “fili”.
Ora, mi chiedo perchè ‘sti “politici di destra” si preoccupino così tanto di quello che dice il Papa, che è il maggiore sponsor della “povertà sotto casa tua” (la nostra, perchè lui e la sua corte vivono arroccati in un palazzo e, se gli altri muoiono, “chissene”).
Voglio dire: perchè non hai più “spirito di carità” verso la famiglia che sta male, a basso reddito, o verso il poveraccio del “tuo condominio italiano”?
L’operario italiano, il cassiere, l’impiegato... se pagato di più, compra di più e l’economia si risana.
E anche la commessa non fa la spesa al discount.
Magari, con il tempo, quella commessa, la borsa da 2000 euro te la compra anche lei, nel tuo negozio di marchio. E non sempre lo snob che viene dalla Russia o da Dubai, con il portafoglio pieno di soldi e la puzza sotto il naso, oppure il figlio di papà sotto casa. Raro, ma ancora colonna salda della nostra ignoranza come genitori.
Che ce ne frega dell’armeno, dell’ebreo, del cristiano che rompe i coglioni al musulmano facendo concorrenza religiosa a “casa sua” e si lamenta se poi gli arriva una bomba? Che cosa gliene frega?
Ve lo ricordate, vero, che in Vaticano c’è una Banca? Ve lo ricordate, vero, che i “preti” mantengono i vostri segreti, anche se uccidete o derubate qualcuno? Ve lo ricordate che il sistema chiesa vive di “oboli”, offerte spontanee e ingenti finanziamenti dello Stato Italiano con il “nostro culo di lavoratori”?
Bene. Fatevelo tatuare. E quando entrate a far parte di un partito, chiedete LAICITA'. Così la smetteremo di finanziare guerre sociali e “fancazzisti” al governo. E anche le famigliole del Mulino Bianco, che piazzano i figli in consiglio comunale come se noi, lo stato, fossimo la loro “azienda”, la loro “grande famiglia” su cui attaccarsi come parassiti...Magari non smetterete di andare a messa, neanche di mettere “mi piace” sul politico che qualche anno fa “vi ha dato un lavoro”. Ma magari smetteremo di piangere perchè ci stiamo impoverendo di tutto e non costringeremo nessuno a dire “dategli le brioche” quando ci verrà voglia di andare a casa di un politico arricchito e “tagliargli la testa”.

Ilaria Del Grasso #Boccaccia