giovedì 12 febbraio 2015

Misticismo o erotismo?

di Giuseppe Verdi

Il linguaggio dei cosiddetti “mistici” è assai ricco di metafore carnali, spesso esplicite, nelle quali la divinità viene “goduta”,  naturalmente in stato di estasi, sulla base del modello del “matrimonio mistico”, nel quale il protagonista maschio “sposa” la madonna e la protagonista femmina, invece, Gesù, a dimostrazione di come in queste fantasie l’erotismo si mascheri da amore spirituale.
La prima mistica di un certo rilievo è stata tale Angela da Foligno, 1248-1309, venerata addirittura come Beata e Maestra dei Teologi. Di lei ci sono giunti passi del seguente tenore:

Durante le estasi era come se fossi posseduta da uno strumento che mi penetrava e si ritirava strappandomi la carne…Venivo riempita d’amore e saziata di una pienezza inestimabile…Le mie membra si frantumavano e si rompevano di desiderio mentre io languivo, languivo, languivo…”

Grosso modo contemporanea di Angela fu la tedesca Mechthild von Magdeburg, cistercense [ ], morta in età avanzata in un convento presso Eisleben. I resoconti dei suoi rendez-vous con Gesù sono caratterizzati da una terminologia ricca di espressioni quali “fluire”, “spargere”, “sgorgare”; un esempio tipico è il seguente dialogo con Cristo, da lei stesso lasciatoci a imperitura memoria:

O signore, tu risparmi troppo il mio morbido carcere”;
Mio cuore, mia regina, cosa tormenta il tuo spirito impaziente? Se io ti ferisco in profondo, amorosamente su di te subito spargo l’unguento

Assai più nota è Teresa d’Avila (1515-1582), spagnola, proclamata santa nel 1622 e dottore della Chiesa nel 1970.
Le sue numerose estasi ci sono note grazie all’Autobiografia, scritta dopo il 1567 sotto la direzione del suo confessore:

In un’estasi mi apparve un angelo tangibile nella sua costituzione carnale ed era bellissimo; io vedevo nella mano di questo angelo un dardo lungo; esso era d’oro e portava all’estremità una punta di fuoco. l’angelo mi penetrò con il dardo fino alle viscere e quando lo ritirò mi lasciò tutta bruciata d’amore per Dio…Il dolore della ferita prodotta dal dardo era così vivo che mi strappava dei deboli sospiri, ma questo indicibile martirio che mi faceva nello stesso tempo gustare le delizie più soavi, non era costituito da sofferenze corporali anche se il corpo vi partecipava nella forma più completa…Nostro Signore, il mio sposo, mi procurava tali eccessi di piacere da impormi di non aggiungere altro oltre che a dire che tutti i miei sensi ne erano rapiti…”

Teresa, per di più, utilizzava l’espressione “mostrare il fico al Signore”; un mistero, in realtà, non troppo difficile da dipanare, ma pur sempre un mistero. Quel che è certo è che Teresa descrive come “lo stendardo di Cristo viene levato altissimo” e “gli alberi cominciano a riempirsi di linfa”. Lo sposo divino penetra “fino al midollo”, dove, “nel più profondo…viene versato l’unguento più prezioso, che diffonde intorno un piacevole profumo” ed “emergono strali di latte”. Infine, ella esclama: “In me ha piantato l’amore!”

Santa Maria Maddalena de’ Pazzi (1566-1607), nome assai appropriato viste le torture che costei si autoinfliggeva, a volte veniva assalita da una “grande fiamma divoratrice dell’amore celeste” e, che fosse inverno o estate, correva a spegnere tale fiamma versandosi l’acqua della fontana anche “giù nel petto”, come riferisce il suo confessore, secondo il quale una volta, nel coro della cappella, la pia donna riuscì a compiere un balzo di quasi dieci metri per afferrare un crocifisso posto in alto, ponendoselo poi tra i seni e offrendolo al bacio delle consorelle (il che dimostra, per inciso, che i giochi erotici con i crocifissi non sono prerogativa della classe politica attuale).

Gemma Galgani (1878-1903), italiana, morta ad appena venticinque anni, fu beatificata nel 1933 e canonizzata sette anni dopo. Rifiutata da diversi monasteri, fu infine ospitata dalla ricca famiglia lucchese dei Giannini, dove trascorse gli ultimi quattro anni della sua vita.
Secondo quanto la stessa Galgani riferisce nel Diario e nell’Autobiografia, ricevette le stimmate nel 1899 e, da allora, ogni giovedì sarebbe caduta in un’estasi dolorosa, sanguinando fino al sabato mattina, quando le ferite si rimarginavano spontaneamente lasciando solo piccoli segni.
Fu nell’ultimo anno della sua vita che le visioni di Gemma assunsero connotazioni fortemente erotiche:

Quando la mattina mi vieni sulla lingua, che poi discendi nel mio cuore, dimentico tutte le afflizioni…E io gusto te solo. Una volta o l’altra, Gesù, mi farai morire, quando ti sento così palpitare nel mio cuore” (1901);

Oh amore, amore infinito! Vedi: l’amor tuo mi penetra con troppa veemenza fino nel corpo. Quando, quando mi unirò a te, o Signore, che con tanta forza mi tieni unita qui in terra? Fallo, fallo!...Ch’io muoia e muoia d’amore…Calma, calma o Gesù; se no l’amor tuo finirà con l’incenerirmi! O amore, amore infinito! Fa’ che l’amore tuo tutta mi penetri; altro da te non vo’. Mio Dio, mio Dio, ti amo…Vorrei amarti di un amore singolare” (1902)


(sintesi tratta da Cristianaggini, Editore Tempesta)