lunedì 22 settembre 2014

Le tante ombre e le poche luci
di "santa" Teresa di Calcutta

di Giuseppe Verdi

Per cominciare, sfatiamo un mito. A dispetto del titolo, del nome e del toponimico, Madre Teresa di Calcutta (1910-1997) non era madre, non si chiamava Teresa e non era originaria di Calcutta (un po’ come Gesù di Nazareth che non era affatto di Nazareth).
In realtà, la “santa” era albanese e portava l’impronunciabile nome di Anjëzë Gonxhe Bojaxhiu e, come sappiamo, è passata alla storia per le sue pretese “opere di bene”, talmente sublimi che nel 1979 ha ricevuto il Nobel per la pace e nel 2003 il “produttore di santi” Giovanni Paolo II l’ha fatta beata (onore che ci chiediamo se la tizia avrebbe ricevuto qualora non fosse stata cattolica).
Come spesso avviene nell’universo cattolico, tuttavia, è sufficiente grattare un po’ alla superficie  e rimuovere la debole patina del mito per scoprire che certe “verità” sono sempre relative.
Un colpo decisivo per infrangere il mito di madre teresa è stato il libro di Christopher Hitchens La posizione della missionaria. Teoria e pratica di Madre Teresa, edito in Italia da Minimum Fax e preceduto dal documentario intitolato Hell’s Angel (L’angelo dell'inferno), mandato in onda su Channel 4 (e visionabile su Youtube in tre parti: https://www.youtube.com/watch?v=ulkfkCS4Xv0).
Dalle ricerche di Hitchens, emerge con forza l’immagine di un’opportunista, che negli anni seppe costruire e sfruttare un’immagine di santa e benefattrice per raccogliere fondi finalizzati alla diffusione di un’ideologia religiosa intollerante, grazie al costante appoggio di certi partiti di destra, come i teocon statunitensi, del dittatore haitiano Jean-Claude Duvalier (dal quale accettò onorificenze e denaro) e del banchiere statunitense (nonché pregiudicato) Charles Keating.
Questa vasta operazione fu degnamente supportata dalla manipolazione mediatica messa in atto a favore di madre Teresa e grazie alla quale ella poté propagandare in ogni angolo del mondo le sue idee etico-religiose, che, come moltissima gente non sa, prevedevano un secco “no” all’aborto, alal contraccezione, al divorzio e ai rapporti pre-matrimoniali (un mondo, riteniamo, a lei sconosciuto). Per contro, la “beata” si dichiarò sempre convinta del potere salvifico della sofferenza umana per l’espiazione dei peccati (visione tipicamente cattolica); Hitchens arriva addirittura a sostenere che l’angelica santona sia stata strumento nelle mani della chiesa per il perseguimento dei suoi obiettivi politici e teologici: in altre parole, una di quelle colossali operazioni di marketing alle quali il Vaticano ci ha ormai abituati (almeno, per chi abbia l’occhio abbastanza attento da accorgersene).
In sintesi, la buona donna utilizzò i contributi in denaro (che, assai cattolicamente, non disdegnava affatto) per aprire conventi, più che ospedali, quantunque le donazioni fossero state elargite a questo secondo scopo. Quanto al suo “amore per i poveri”, madre Teresa si oppose a “misure strutturali per porre fine alla povertà, in particolare quella che avrebbe elevato la condizione sociale e culturale delle donne”. Non a caso, in una conferenza stampa del 1981, alla domanda se insegnasse ai poveri ad accettare il proprio destino, rispose: “Penso che il mondo tragga molto giovamento dalla sofferenza della povera gente”.
Il libro di Hitchens è stato lodato sul London Review of Books dall’accademico indiano Amit Chaudhuri e assai positivamente recensito dal New York Times e dal San Francisco Bay Guardian, che ha parlato senza mezzi termini di “manifattura artificiosa delle immagini da parte dei mass media”. Il Sunday Times, infine, scrisse: “Uno sporco lavoro, ma qualcuno lo doveva pur fare. Alla fine di questo pezzo…scritto elegantemente e brillantemente argomentato, si capisce che le cose non vanno troppo bene per Madre Teresa”.
Le reazioni di parte cattolica furono improntate, come spesso accade, al pregiudizio e alla superficialità, senza mai entrare nel merito e limitandosi a definire il libro “una sciocchezza”, come ebbe a dire William Donohue, presidente della Lega Cattolica. Più articolato ma pur sempre inconsistente fu il giudizio del critico letterario Simon Leys, che scrisse: “Maltrattare una suora anziana sotto un titolo osceno non mi sembra essere una cosa particolarmente coraggiosa o elegante. Inoltre, pare che gli attacchi rivolti a Madre Teresa si riducano tutti ad un unico reato: ella si impegna ad essere una cristiana, nel senso più letterale della parola, che è (ed è sempre stato e sempre sarà) un impegno altamente improprio e inaccettabile in questo mondo”. In sostanza, secondo Leys è inopportuno attaccare una “suora anziana”, che, in concreto, profonde solo “impegno cristiano”; come se tutto questo sminuisse la gravità di prassi ben documentate e nelle quali lo studioso si guarda bene dall’addentrarsi.
Lo stesso Hitchens non mancò di rispondere a Leys, sottolineando come nel libro egli avesse fornito le prove che madre Teresa “consolava e sosteneva i ricchi ed i potenti, permettendo loro ogni sorta di lassismo, mentre predicava l’obbedienza e la rassegnazione ai poveri. In un classico esempio recente di ciò che intendo, [Madre Teresa] ha detto al giornale Ladies’ Home Journal dell’aprile 1996 che la sua nuova amica, la principessa Diana, sarebbe stata molto meglio una volta liberatasi dal suo matrimonio...Disse questo dopo aver appena finito di consigliare agli elettori irlandesi di votare “no” in un referendum nazionale sul diritto al divorzio e a nuovo matrimonio civile”. Per di più, Hitchens sottolineò come su altri punti, quali l’impiego delle donazioni per costruire chiese e conventi anziché ospedali, Leys non avesse posto serie obiezioni”.
D’altra parte, non è stato certo Hitchens a scoprire quanto inadeguate fossero le cure mediche fornite negli ospedali di madre Teresa. Già la stampa medica aveva pesantemente criticato la qualità di tali cure, in particolare The Lancet e il British Medical Journal, che riferirono il riutilizzo degli aghi delle siringhe, le cattive condizioni di vita (ad esempio i bagni freddi per tutti i pazienti), e un approccio antimaterialista che impediva delle diagnosi sistematiche. Nel suo documentario per Channel 4, Hitchens mostra Madre Teresa che dice a un moribondo: “Stai soffrendo come Cristo in croce, di sicuro Gesù ti sta baciando!”, e lui che risponde: “Per favore digli di smettere di baciarmi”. Non a caso, il metodo di lavoro e le condizioni dei suoi assistiti vennero criticati anche in un documentario televisivo inglese del 1997 dal titolo Mother Teresa: Time for Change?
Madre Teresa non fondò ospedali specializzati, realizzando piuttosto strutture di accoglienza. Nel 1991 il direttore di The Lancet, dopo aver visitato la clinica di Calcutta, la descrisse “disorganizzata e in mano a suore e volontari senza esperienza medica, senza medici e senza distinzioni fra malati inguaribili e malati con possibilità di guarigione”, che comunque rischiavano sempre più la morte per le infezioni e la mancanza di cure. Anche lo scrittore indiano Aroup Chatterjee ha avanzato dubbi sul reale impatto delle opere di madre Teresa e nel suo libro Mother Teresa: The Final Verdict ha criticato le azioni e le pubbliche dichiarazioni come la posizione antiabortista, l'estrema semplicità delle pratiche mediche del suo ordine che, per esempio, era poco incline al trattamento del dolore.
Nel 1998, il settimanale tedesco Stern pubblicò un articolo fortemente critico sulla “santa”, dal titolo “Madre Teresa, dove sono i tuoi milioni?”, frutto di un'inchiesta durata un anno che spaziava su tre continenti. In buona sostanza, il pezzo affermava che l’ordine fondato dalla donna era sicuramente di carattere religioso, ma che non si riusciva a capire dove fossero finiti tutti i soldi che aveva raccolto, visto la situazione di indigenza in cui versavano i malati.
Un recentissimo studio canadese, condotto nel 2013 dal professor Serge Larivée e dalla ricercatrice Geneviève Chénard, dell’Università di Montreal, insieme a Carole Sénéchal, psicologa dell’Università di Ottawa, ha rilevato come “il pesante contributo dei media abbia favorito il mito di Madre Teresa, fornendo un’immagine esageratamente entusiastica e celebrativa della missionaria albanese, senza tuttavia porre l’accento sui numerosi lati controversi della sua vita, della sua visione religiosa molto dogmatica e delle sue dichiarazioni di carattere politico”.
Gli autori si sono interrogati anche sulla mancata considerazione, da parte del Vaticano, delle numerose critiche mosse al repentino processo di beatificazione che seguì la morte della religiosa. Queste, tuttavia, si sa, sono le vie del Signore. Imperscrutabili e infinite.


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Di seguito, un breve elenco di fonti, che “rubo” all’amico Paolo Bologna, del quale potrete leggere un articolo cliccando il primo link. Per il resto, troverete notizie sulla fede vacillante della suora; sulla lettera in cui chiede clemenza alla corte per Charles Keating, losco affarista che prima della condanna le aveva fatto una donazione di 1.250.000 dollari; alcuni capitoli del libro The Final Verdict; e, dulcis in fundo, l’esorcismo cui la chiesa fece sottoporre Teresa prima che morisse…
Buona lettura.





Documentario di Channel 4:

Documentario ABC Australia sui maltrattamenti degli orfani da parte delle consorelle:








http://www.indiastar.com/DhiruShah.htm

https://www.facebook.com/notes/io-non-sono-uno-struzzo-e-non-metto-la-testa-sotto-la-sabbia/in-missione-per-conto-del-dio-denaro/222927811051911?ref=nf

sabato 20 settembre 2014

Santi per tutte le stagioni:
Gennaro e Rosario

di Giuseppe Verdi


Nel generale tripudio dei partenopei, anche ieri, come ogni 19 settembre, il sangue di san Gennaro si è liquefatto.
Entusiasta, il cardinale Sepe ha affermato “San Gennario è vivo nel suo sangue e ama Napoli”.
Al che, qualcuno ha sussurrato: “E figuriamoci se non l’avesse amata!”
Alla miracolosa cerimonia era presente anche il sindaco della città, Luigi De Magistris, che, da buon laico, ha dichiarato: “Il messaggio di Gesù e di San Gennaro è di amore, unione, solidarietà e vicinanza ai più bisognosi. Così io interpreto in questo giorno. Fare sempre di più per chi ha di meno”.
E poi: “Il mondo laico e religioso si uniscono per un santo che è nel cuore e nel corpo di ognuno di noi”.
No, sindaco. Parli per lei e non a nome del “mondo laico” che, magari, sul quel santo e sul preteso miracoloso nutre qualche piccolo dubbio. E la prossima volta, abbia il buon gusto e la sensibilità di andare a baciare l’ampolla senza la fascia tricolore addosso; è inappropriato compiere quel gesto fideistico in veste di sindaco anziché di privato cittadino.

Stando alla tradizione, Gennaro sarebbe nato a Benevento intorno al 272 e, divenuto vescovo di Napoli e patrono della città, sarebbe morto martirizzato all’inizio del IV secolo, a Pozzuoli. Al riguardo esistono, tuttavia, due versioni.
Secondo la prima, Gennaro fu sbranato dai leoni (insieme ad altri cristiani) nell’anfiteatro; secondo l’altra, invece, le belve (secondo un tipico cliché) si inginocchiarono al cospetto dei condannati, con la conseguenza che la pena fu commutata in decapitazione. Sempre stando alla tradizione, subito dopo l’esecuzione capitale, una parte del sangue di Gennaro sarebbe stato raccolto e racchiuso in due ampolle; un racconto, tuttavia, curiosamente recente, dato che apparve per la prima volta solo nel 1579, nel volume del canonico napoletano Paolo Regio su Le vite de’ sette Santi Protettori di Napoli.
Nei primi decenni del V secolo, il duca e vescovo di Napoli Giovanni I trasportò le presunte reliquie del santo nelle catacombe napoletane di Capodimonte. Nei secoli successivi, esse subirono più di un trasloco, fino a giungere nell’abbazia di Montevergine, dove, nel 1305, Carlo II d’Angiò fece esporre per la prima volta le due ampolle alla pubblica venerazione.
Le reliquie fecero ritorno a Napoli nel 1497, grazie alla potente famiglia Carafa, dopo il miracoloso ritrovamento delle ossa del santo, e furono collocate nel Duomo di Napoli, in una cripta realizzata ad hoc al di sotto dell’altare maggiore, per passare poi, nel 1646, nella Cappella del Tesoro di San Gennaro.
La liquefazione del sangue di san Gennaro avrebbe avuto luogo per la prima volta già ai tempi di Costantino, quando, durante il tragitto compiuto per portare le spoglie a Napoli, il corteo avrebbe incontrato Eusebia, la donna che aveva con sè le due ampolline del sangue; ebbene, alla presenza della testa del santo, il sangue nelle ampolle si sarebbe sciolto.
Storicamente, tuttavia, la prima attestazione del miracolo risale al 1389, come riferisce il Chronicon Siculum, quando, durante l’esposizione pubblica delle ampolle, il sangue si liquefece “come se fosse sgorgato quel giorno stesso dal corpo del santo”. La cronaca dell’evento sembra suggerire che il fenomeno si verificasse allora per la prima volta. Oggi, com’è noto, il fenomeno si ripete per tre volte all’anno, ma, manco a dirlo, pur ritenendo il miracolo di san Gennaro scientificamente inspiegabile, la chiesa non obbliga i fedeli cattolici a credere nella sua soprannaturalità; come per molti altri misteri cattolici, infatti, anche quest’evento viene considerato prodigioso e ritenuto meritevole della venerazione popolare.
Che cosa contengono le ampolle di san Gennaro? È davvero sangue umano? Le analisi spettroscopiche porterebbero a ritenere che il liquido miracoloso contenga emoglobina umana; tuttavia, una risposta definitiva si avrebbe solo eseguendo sul sangue un’analisi diretta, vale a dire prelevando dalle ampolle un campione del liquido: operazione per la quale la chiesa, fino a oggi, non ha dato il suo assenso.

L’altro santo di cui desidero occuparmi oggi è, come si legge dal titolo, Rosario. In realtà, si tratta di un santo (o beato) ancora in nuce, diciamo in potenza.
Sto parlando del presidente della mia beneamata regione, la Sicilia. Un destino nel nome, ma un destino disatteso e tradito, giacché uno che si chiama Rosario di nome e pure Crocetta di cognome, non doveva lanciarsi nell’agone politico, ma entrare giovincello in seminario e prendere i voti, dedicando la sua intera vita agli altari, all’ascesi, alla contemplazione.
Vabbe’, pazienza, diranno molti siciliani. In compenso, il presidente non ha mai nascosto non solo la sua omosessualità, ma nemmeno la sua cattolicità. È vero, le due cose non vanno molto d’accordo, visto e considerato che la dottrina cattolica condanna senz’appello i gay e ha continuato fino a tempi recentissimi, per bocca di papa Benedetto XVI, a definirli affetti da un “disordine oggettivo” (leggi qui).
Poco vale. Quando si tratta di scendere a compromessi, si sa, la chiesa non guarda in faccia nessuno ed è pronta ad aprire le porte delle proprie cattedrali a tutti gli esponenti delle “categorie” che essa condanna, a cominciare da divorziati e gay.
Già in campagna elettorale, Crocetta annunciò in un’intervista che in caso di vittoria avrebbe fatto voto di castità (wow) e, una volta conquistata la presidenza, per rimarcare la propria cattolicità, consacrò la Sicilia alla beata vergine durante un incontro presso il santuario della Madonna delle Lacrime a Siracusa, affermando: “la vera religiosità guarda all’uomo e guarda soprattutto ai più deboli…La Sicilia oggi è travolta dal bisogno, dalle ingiustizie e anche da fenomeni degenerativi e da corruzione, ed è su questo che dobbiamo intervenire e credo che possiamo farcela. È arrivato il momento per tutti di rimboccarsi le maniche e avere fiducia nel futuro ed in noi stessi, perché noi siciliani siamo un grande popolo e il fatto di affidare noi stessi ad una grande donna come Maria è un atto semplice di devozione”.
Che meraviglia, che emozione vedere il presidente in ginocchio nella celebre chiesa aretusea mentre affida la Sicilia a Maria! Peccato, però, che abbia dimenticato come quasi duemila anni fa, secondo la tradizione, già Messina si sarebbe consacrata alla madonna, affidandosi alla sua protezione e ricavandone secoli di invasioni, epidemie e terremoti. Tanto varrebbe affidarsi a Scilla e Cariddi, presidente, chiedendo loro, magari, di farsi una nuotata e venire a stabilirsi davanti alla spiaggia di Mondello, così, giusto per vegliare più da vicino su Palermo e sul buon esito della sua gestione politica.
Sono però convinto che anche i due mitologici mostri, prima o poi, preferirebbero raggiungere altri lidi, alla vista del disastro in cui lei ha cacciato la povera Sicilia, con migliaia e migliaia di lavoratori di ogni categoria che stanno vedendo svanire il proprio posto di lavoro, a cominciare dai quasi diecimila della formazione professionale e delle politiche attive del lavoro (ex sportelli multifunzionali), tra le cui fila si è registrato più di un suicidio, nella generale indifferenza dei media e delle istituzioni.
A dispetto dei suoi slanci cristiani, Crocetta, vedo davvero difficile la sua canonizzazione.
San Gennaro, per lo meno, fa sciogliere il sangue. Lei, invece, lo fa raggelare.

martedì 16 settembre 2014

"Santi pezzi" forever:
le reliquie cattoliche su Ebay

di Giuseppe Verdi

Ebbene sì.
Sembrerà incredibile, ma Internet, ed Ebay in particolare, rappresenta un fiorente e quanto mai vivace mercato di reliquie cattoliche. Tutte, ovviamente, garantite e certificate nella loro indiscutibile autenticità, e alcune delle quali rappresentano chicche per palati fini.
Per quanto, curiosamente, le inserzioni parlino sempre genericamente di "reliquia", senza mai indicare se trattasi di dente, dito, ciocca di capelli, ossa o altra parte corporale del santo di turno, non c'è dubbio che questi oggetti rari meritino di impreziosire qualunque casa, facendo bella mostra di sé, magari accanto a un ritratto di Wojtyla o a un'edizione di pregio della Bibbia.
Vediamone una rapida carrellata.

Superando indenne i secoli e le intemperie, giunge fino a noi una "importante reliquia di san Saturnino martire (immagine in alto).
"A Roma nel cimitero di Trasóne sulla via Salaria nuova, san Saturnino di Cartagine, martire, che, come riferisce il papa san Damaso, sotto l’imperatore Decio fu torturato sul cavalletto in patria per la sua fede in Cristo e poi mandato esule a Roma, dove, superati altri atroci supplizi, convertì alla fede il tiranno Graziano e infine, decapitato, ottenne la corona del martirio".
Si tratta di un "reliquiario in filigrana di argento 800 dorato con sigillo episcopale e fili serici integri, completo di copri-sigillo". Misure: diametro di cm 3. Il tutto alla modica cifra di 100 euro.

Addirittura bimillenaria è invece la scheggia della croce su cui sarebbe stato crocifisso Sant'Andrea, apostolo, fratello di Pietro. Stando ai primi testi apocrifi (come ad esempio gli Atti di Andrea), pare che in realtà il nostro eroe venne legato, e non inchiodato, su una croce latina, ma la tradizione vuole che egli sia stato crocifisso su una croce di forma detta "decussata" (a forma di X) e comunemente conosciuta con il nome di "croce di Sant'Andrea" (sì, quella dei passaggi a livello). Naturalmente, si trattò di una sua scelta, legata al fatto che egli non avrebbe mai osato morire nella stessa maniera di Gesù, come del resto aveva fatto Pietro facendosi crocifiggere a testa in giù.
L'oggetto viene descritto come "teca/reliquiario di bronzo con proteggi-sigillo e chiusa sul fronte un vetro antico. 
Nell'interno un decorazione di filo ritorto argenteo circonda e impreziosisce la Santa Reliquia con la scritta in latino: "Ex Cruce S.Andreae Ap." (dalla croce di Sant'Andrea apostolo).
Nel retro un sigillo ecclesiastico di ceralacca garantisce (!) "l'integrità della reliquia", "i fili serici che sigillano la teca sono intatti".
Per quest'affarino da 2,6 x 2,4 cm vengono chiesti "appena" 102 euro.

Un'autentica perla è invece la "teca ovale in metallo, con anellino, chiusa da vetro e da sigillo in ceralacca", grande circa 10 cm per 6, contenente le reliquie di ben diciannove santi, tra cui Fortunata (di far parte di quest'élite, evidentemente), Caio Papa, Donato e -udite udite- addirittura Giovanni Battista! Anche in questo caso, naturalmente, non viene specificata la natura esatta delle reliquie (peli di cammello? avanzi di cavallette?), ma la presenza di qualche residuo organico del Battista, giunta nelle mani del fortunato acquirente dopo duemila anni, giustifica più che ampiamente il prezzo di 370 euro.

Incredibilmente, tra le reliquie acquistabili su Ebay ce n'è una che ritenevamo ormai irreperibile da secoli: la Santa Croce di Gesù!
Trattasi di una "teca/reliquiario di bronzo sul fronte da un antico cristallo molato", al cui interno troviamo "due antichi frammenti di legno posizionati a croce" e recante la scritta "Ligno S. Cruce D.N." (Legno della Santa Croce di Nostro Signore).
Posteriormente, un sigillo ecclesiastico di ceralacca "garantisce l'integrità della reliquia".
Il prezzo, considerato l'inestimabile valore del contenuto, sembrerebbe a dir poco allettante: 99,99 euro, un prezzo da centro commerciale. In realtà, come ben sa chi ha letto il mio "Santi pezzi", nel corso dei secoli la quantità di pretesi frammenti della croce è stata talmente spropositata da avere reso questo tipo di reliquia un tantino inflazionata, determinandone pertanto un drastico ribasso di prezzo.

Non è finita.
Ebay offre l'opportunità di fare nostra anche una reliquia (quantunque anch'essa imprecisata) di Maria Maddalena, per di più in un "kit" comprensivo di analoghe reliquie di autentiche star della storia cristiana tra cui Santa Chiara, Santa Maddalena de Pazzi, Santa Caterina e Santa Apollonia. Un eccezionale "cofanetto", per di più "in bronzo argentato con proteggisigillo e chiusa sul fronte da un vetro antico soffiato", grande ben 5,5 x 4,5 cm che può essere vostro per la modica somma di 280 euro.

Per chi non si accontenta, accanto ai frammenti della croce di Gesù non può mancare un pezzetto della spugna con cui egli fu dissetato sulla croce. L'inestimabile reliquia si trova collocata in un reliquiario del XVIII secolo (che si sarebbe tentati di denominare "Spongebox"), al cui interno troverete anche una bella decorazione di carta dorata e filo d'argento con la scritta "De Spongia D.N.J.C." (Spugna di Nostro Signore Gesù Cristo).
Anche questo tesoro non è privo di sigillo ecclesiastico di ceralacca che ne garantisce l'integrità e.
Il prezzo è allettante: 99,99 euro.

Per chi volesse un frammento corporeo della santissima Chiara d'Assisi, ecco una "teca ovale in metallo con anellino, cornicetta lavorata e retro con Madonna in rilievo" (giusto per non farsi mancare nulla), chiusa da vetro e sigillo in ceralacca. E' vero, l'oggetto non è particolarmente appariscente (appena 3 cm x 3), ma vale certamente spendere 120 euro per accaparrarsi una reliquia della famosa santa nonché "patrona della televisione" (probabilmente proprio in virtù del suo nome, Chiara, che lascia intendere una visione ottimale dei programmi).

Non mancano, poi, altre reliquie di San Giovanni Battista (150 euro), San Giovanni apostolo (80), San Francesco (99,99), san Carlo Borromeo (77) e addirittura San Giacomo; quest'ultimo per appena 62 euro, veramente un prezzo da saldo per un apostolo di prima scelta.

Per chi non fosse interessato alle reliquie, ma all'ultimo grido in materia di gadget papali, per soli 30 euro è disponibile su Ebay una meravigliosa statuetta di papa Bergoglio alimentata a energia solare. L'offerta recita: "Il pontefice consacrerà la vostra casa dall'alto della libreria, con un movimento della mano prodotto grazie al pannello solare sulla base".
Non è dato sapere quale sia l'esatto movimento della mano, né se la statuetta emetta anche qualche vocina preregistrata (del tipo "buongiorno, buon appetito e buonanotte"); di certo, il ricorso a una fonte di energia rinnovabile lascia intendere che anche l'ultraconservatore universo cattolico comincia a fare qualche passo avanti verso la modernità.
Da segnalare che il 2% delle vendite di questo prodotto viene devoluto all'UNICEF: una generosità inaudita.



http://tempestaeditore.it/shop/i-quaderni-di-tempesta-laica/amorevoli-boia/

venerdì 12 settembre 2014

Se queste non sono “cristianaggini”…

di Giuseppe Verdi

Con invidiabile frequenza, gli esponenti del clero cattolico riescono a prodursi in affermazioni a dir poco sconcertanti.
Questa tendenza, per di più, pare accentuarsi con il trascorrere del tempo, tant’è vero che negli ultimi anni abbiamo potuto assistere a un’autentica escalation di esternazioni tra il grottesco e l’impudente, in una serie di performance che dimostrano in maniera inequivocabile quanto ingiurioso e irrispettoso sia nei confronti del prossimo proprio quel clero che rivendica rispetto per la cosiddetta “sensibilità” cattolica e continua a blaterare di un “porgi l’altra guancia” che non manca di essere ripetutamente calpestato e sostituito da un ben più diffuso “predica bene e razzola male”.
Di seguito, un florilegio, in ordine rigorosamente cronologico (e per forza di cose parziale) di alcuni recenti capolavori dialettico-filosofici di certi esponenti della chiesa, come sempre narcisisticamente addobbati dei loro costumi variopinti e pronti a lanciare strali dai loro pulpiti. Espressione di uno stato straniero che detta legge nel nostro paese. Naturalmente, a nostre spese.
Credo di poter affermare che siamo in presenza delle migliori “cristianaggini” reperibili sul vasto e diffuso mercato delle oscenità cattoliche.

16 aprile 2010

 

Con la “proliferazione dell’erotismo” e del libertinaggio nella società “non è facile, a volte, per i sacerdoti, mantenersi fedeli al celibato così come al rispetto per i bambini”.
Parola di prelato messicano, per la precisione tal Felipe Arizmendi Esquivel, vescovo di San Cristobal de la Casas.
Le immortali affermazioni, che entreranno di certo a far parte di qualche manuale di morale cattolica, vengono pronunciate nel corso di una conferenza stampa svoltasi a margine dei lavori dell’assemblea della Conferenza episcopale messicana (CEM, equivalente della CEI guidata dall’impareggiabile Bagnasco).
Certo, il prelato ha precisato di parlare a titolo personale, ma si presume che, in quanto ispirate dal suo dio, le parole che egli elargisce magnanimamente al mondo rispondano a verità eterna.
Il vescovo ha colto l’occasione per sottolineare altresì che, sebbene gli insegnanti dei seminari si sforzino per formare i futuri sacerdoti “alla luce del Vangelo e di scienze come la psicologia e la pedagogia, è molto difficile che qualcuno possa sottrarsi a questa atmosfera erotizzata”. Ecco perché, secondo questo figlio di Dio, “diminuiscono i controlli morali che noi cerchiamo di inculcare, e non solo nei seminari, ma anche nella società in generale”. Poi, con uno dei consueti salti mortali dialettici ai quali il clero ci ha da lungo tempo abituati, il vescovo ha precisato che la chiesa non intende attribuire alla società la colpa della suddetta “atmosfera erotizzata” e, quindi, della diffusione della pedofilia tra i sacerdoti, sottolineando però che “questo clima contrario alla castità e al celibato” rende assai difficile la purezza, sia tra i religiosi che tra i laici.
Non escludo che, nel momento in cui Arizmendi ha pronunciato la parola “inculcare”, i giornalisti presenti si siano prudentemente guardati alle spalle.

16 maggio 2010

 

Il 17 maggio del 2010 si celebrava la Giornata mondiale contro l’omofobia. Non a caso, nell’immediata vigilia la chiesa conduceva la sua contro-campagna, con papa Ratzinger in prima fila che, a Fatima, ricordava come il matrimonio sia solo quello fondato tra un uomo e una donna e le unioni gay non abbiano diritto di cittadinanza legale.
Sicuramente più pesante dell’imperscrutabile e intellettualoide Benedetto XVI è stato in quell’occasione l’Arcivescovo (emerito, ovviamente!) di Cosenza, monsignor Giuseppe Agostino:  
La trovo oscena e anche poco sensata. Non è serio celebrare e ricordare una cosa che è palesemente contro natura e la legge di Dio. Ma ormai è invalsa una controcultura, una logica che premia le cose strane che offendono Dio e dunque siamo nella fisiologia di una società malata, che ogni giorno di più si allontana ... dal Signore. Bisogna ricordare con forza che le unioni gay sono contro natura, violano la legge naturale e mai possono trovare accoglimento in legislazioni, in quanto la sola ed unica famiglia riconosciuta è quella basata sul matrimonio tra un uomo e una donna sotto il vincolo sacramentale. Anche chi si sposa in municipio a livello eterosessuale va contro la dottrina della Chiesa”.
In pratica, non solo le unioni non etero vanno bandite, ma nemmeno le seconde hanno valore se non sono celebrate tra le mura di una chiesa. Come dire che cinque sesti dell’umanità vive nel peccato!
Poi, Agostino ha davvero oltrepassato ogni limite, paragonando i gay a “ladri e omicidi”:
“Ritengo una stramberia organizzare incontri con associazioni gay…Nel Municipio non possono essere ospitati ladri, omicidi e via discorrendo. Il Comune è la casa di tutti e non vedo per quale motivo dare onore e gloria ai gay. I sindaci, se proprio hanno questo afflato generoso, aprano le loro case e se li ricevano  privatamente”. Ovviamente, per il monsignore, i municipi possono e devono essere sempre aperti al clero…
Infine, l’ultima stoccata ai gay:
“L’omosessualità  non è peccato solo se “contenuta nella castità”. Infatti, secondo Agostino, “non possiamo condannare chi è malato. Ma se sfocia in atti contro natura e conclamati, allora siamo nella lussuria, che, come dice San Paolo, crea un ostacolo oggettivo alla entrata nel regno di Dio, poi valuterà il Signore nella sua misericordia”. I gay sono malati, l’omosessualità è contro natura e ostacola l’entrata nel regno di Dio, come fosse un tornello. Uomo avvisato, mezzo salvato.

29 luglio 2010

Durante un’intervista al noto blog d’ispirazione cattolica Pontifex, Giacomo Babini, vescovo (anche lui degnamente emerito) di Grosseto, afferma che l’omosessualità è peggiore della pedofilia.
“Ho già espresso in varie occasioni la mia netta contrarietà alla omosessualità che considero una vera perversione contro natura”, ha detto Babini. “Ora se queste cose vengono commesse in tal modo osceno e turpe da sacerdoti, sarebbe il caso, come si faceva una volta, di mandarli in carcere e farceli rimanere a vita. Questi ex preti che devono essere ridotti allo stato laicale e cacciati, meritano, salva la misericordia di Dio, di finire la loro vita all’inferno che li aspetta”.
Poi, il clou.
“L’omosessualità, in un prete, se tradotta in pratica depravata, è addirittura più grave della pedofilia, si tratta di uomini viziosi e perversi, che si sono abbandonati a oscene pratiche contro natura”. E, giusto per chiudere il cerchio: “Come vescovo sarei maggiormente comprensivo con un prete pedofilo, che si penta e soffra della sua condizione, che non di questi viziosi. Le dico di più, se mi fosse capitato un pedofilo non lo avrei denunciato, ma cercato di redimere. Un padre come è il vescovo per un sacerdote, non denuncia i figli che sbagliano e si pentono. Ma con i viziosi bisogna essere intransigenti”.
Ovvio, Babini. Il prete pedofilo non va denunciato, ma redento. E poco conta che abbia distrutto la vita di qualche insignificante bambino, ormai battezzato e quindi “arruolato” nella chiesa quale agnello sacrificale. Evidentemente, per il nostro esimio, il pedofilo non è “vizioso”, l’omosessuale sì.
Giuseppina La Delfa, presidente dell’Associazione Famiglie arcobaleno, ha replicato:
“La gravità delle affermazioni di Monsignor Babini meriterebbero un intervento immediato delle gerarchie ecclesiastiche. Sappiamo delle difficoltà della chiesa cattolica, delle gerarchie ecclesiastiche e del Vaticano a far fronte a tutti gli scandali che avvengono al loro interno riguardo le violenze pedofile che sono state tenute nascoste per molti anni alle autorità. Ciò che non compendiamo è l’indifferenza, per non parlare della grave complicità, di fronte a dichiarazioni gravi e omofobe che dimostrano del pregiudizio e dell’odio che spesso alimenta la violenza fisica contro le persone omosessuali. Ci auguriamo che quanto prima i vertici ecclesiastici intervengano su Monsignor Babini per chiarire una volta per tutte se quanto egli sostiene è frutto di opinioni personali o se le sue dichiarazioni rappresentano il pensiero della chiesa cattolica. Siamo oltremodo scandalizzati per come Monsignore Babini sminuisca con le sue dichiarazioni l’orrendo crimine della pedofilia prendendosi beffa dei minori così doppiamente violentati, una prima volta fisicamente e ora con queste parole indegne. Auspichiamo che persone come Babini si informino adeguatamente sul fatto che la comunità scientifica psicologica e psichiatrica distingue nettamente l’omosessualità, considerata variante naturale della sessualità umana, dalla pedofilia considerata invece una parafilia e inserita pertanto nella categoria dei disturbi sessuali. Vogliamo inoltre sottolineare che la pedofilia è un reato sessuale penalmente perseguibile e che i pedofili sono considerati affetti da patologia curabile con farmaci e psicoterapia, al contrario delle persone omosessuali che non sono rei né tantomeno necessitano di cure alcune”.

21 dicembre 2010

L’arcivescovo di Trento, Luigi Bressan, spiega al mondo intero come si diventa omosessuali, tentando di mettere finalmente la parola fine alle diatribe che dividono il mondo accademico. Peccato che, nell’esporre la sua teoria scientifica, il prelato abbia dimostrato quanto l’ignoranza e il pregiudizio affliggano, ancora in pieno XXI secolo, la malata mentalità cattolica. Già, perché dare per scontato che omosessuali si diventa, equivale a dar corpo alla teoria del “disordine oggettivo” con il quale già Ratzinger aveva bollato lo status di gay.
Che cosa sostiene, esattamente, Bressan? Che si può diventare omosessuali, ad esempio, dedicandosi a “letture sconvenienti”. Il momento topico dell’esposizione bressaniana, tuttavia, si è avuto allorché l’esimio prelato ha riferito il caso di “un uomo che ha voluto provare un profumo da donna e, al termine di un percorso durato dodici mesi, è diventato omosessuale”. Il tutto, non ne dubitiamo, sarà stato scientificamente documentato da un’équipe di eccitatissimi medici cattolici. Ci chiediamo, fra l’altro, se il profumo incriminato fosse per caso Obsession o Acqua di Diò.
Bressan era già noto agli onori della ribalta per avere ribadito la condanna cattolica di massima per la contraccezione e la cara, vecchia alternativa dell’astinenza.

23 febbraio 2011

Monsignor Bertoldo, vescovo (quanto mai opportunamente “emerito”) di Foligno, afferma che, se una donna cammina in modo sensuale o provocatorio, ha una qualche responsabilità in un eventuale stupro, “perché anche indurre in tentazione è peccato”. In sintesi, se una donna procede in modo “procace”, suscita “reazioni eccessive o violente” e “pecca in tentazione”.
Questo residuato medievale, del resto, non era nuovo ad affermazioni “illuminate”. Qualche esempio: “l’aborto crea più vittime dei pochi preti pedofili”; e, a proposito della vicenda Ruby, “Berlusconi ha fatto una ragazzata”. Già, perché “puttanata” sarebbe stato forse eccessivo e perché evidentemente, nella visione cattolica, un uomo che frequenta ragazzine è un immaturo, mentre una donna che ancheggia eccessivamente è –mi si passi il termine- una troia.
In sostanza, secondo l’ispirato Bertoldo, se una donna viene picchiata o stuprata per aver ancheggiato e, quindi, provocato il povero aguzzino di passaggio, deve prendersela solo con se stessa ; e, magari, come scrisse una giornalista, decidere di portare il burka.

30 agosto 2011

L’arcivescovo di Granada, Javier Martinez, tiene un’omelia in cui paragona al regime nazista la riforma della legge sull’aborto, sostenendo che i crimini nazisti non erano “disgustosi” quanto quelli oggi consentiti dalla legge. Non contento, il prelato aggiunge che la donna che ricorre all’aborto “offre agli uomini l’autorizzazione, senza limitazioni, ad abusare del suo corpo”.
Martinez considera l’aborto un “genocidio silenzioso” e afferma che “è un codardo chi uccide il debole” e che viviamo una dittatura nuova e terribile. Forse il vescovo dimentica che la sua chiesa appoggiò la dittatura di Franco e fu complice dei suoi abusi e dei suoi crimini.

29 ottobre 2013

 

L’esorcista della Curia di Sassuolo, don Ermes Macchioni, intervistato a La Zanzara, su Radio24, dice di “ricevere almeno 5-6 telefonate al giorno per liberare le persone dal cornuto”.

L’esternazione più clamorosa, nonché di elevato contenuto scientifico, è tuttavia la seguente:
“Ci sono tumori provocati dal diavolo e da problematiche spirituali. Esistono dei casi che posso dimostrare senza spiegare, nel senso che sono indimostrabili ma ci sono” (chiarezza e dialettica esemplari).
“Ci sono problematiche di tipo spirituale che possono essere guarite solo dall’esorcista”, ha aggiunto il luminare cattolico, “e non dallo psicologo o dallo psichiatra, perché il demonio non è una malattia”.
Non contento, l’eminenza grigia degli scacciadiavoli ha puntato il dito contro Halloween, “festa del demonio”:
“Non ho problemi con la festa in sé, ma con i cristiani che scelgono di festeggiarla. È una festa pagana, e come tutte le feste pagane è orientata al maligno. Nacque per rendere omaggio al “grande cornuto”. Ecco perché il cristiano che sceglie di parteciparvi compie un atto che non fa bene alla sua vita. È meglio evitare, la lotta fra Cristo e il diavolo è quotidiana, anche se ha già vinto Cristo”. Roba da far invidia a Tolkien e alla sua saga della Terra di Mezzo!
Halloween scomunicata, dunque. Anche se, chissà perché, ci assale il dubbio che la domanda “dolcetto o scherzetto” sia frequentemente utilizzata anche da qualche prete pedofilo nella fase di approccio alla piccola vittima di turno.

 

 

La chiesa può vantare diverse figure di “bioeticisti”, ma una di quelle senza dubbio più in vista è il cardinale Elio Sgreccia, non a caso presidente della Pontificia Accademia per la Vita e direttore del Centro di Bioetica del Policlinico Gemelli e dell’istituto creato all’Università Cattolica.

Sgreccia è assurto all’onore delle cronache per un’intervista a La Stampa nella quale afferma senza mezzi termini che “come in Bosnia per le donne violentate, la gravidanza è un dovere”. A suo parere, infatti, “Comunque sia avvenuto il concepimento, non sarebbe eticamente ammissibile l’aborto”.

E quale migliore precedente, per Sgreccia, se non le parole pronunciate da “san” Giovanni Paolo II, che nel ’93 si schierò a difesa dei nascituri delle donne bosniache stuprate dai serbi?
La vita è un bene primario, affermano le gerarchie cattoliche. Di conseguenza, anche le donne violentate hanno il “dovere” di portare a termine la gravidanza. “Il fatto che non si tratti del figlio che la coppia voleva, dunque, non è comunque motivo sufficiente per abortire”.
Il bambino, di chiunque sia figlio, ha diritto di nascere. La madre, in quanto donna, non ha alcun diritto, come del resto è principio costante nella dottrina della chiesa.

21 aprile 2014

Il vescovo ugandese Charles Wamika, in un impeto di focoso amor cristiano per il prossimo, chiede il massacro degli omosessuali e, cosa ancora più grave, né le autorità locali né la chiesa cattolica intervengono per stigmatizzare o quanto meno metterci una pezza.
Questo vescovo, per di più, ha ringraziato e benedetto tutti i cristiani ugandesi che hanno lavorato duramente per liberare la terra dei gay, chiedendo a tutti i genitori con figli gay di consegnare i propri ragazzi alle autorità, in quanto il loro gesto sarebbe stato pure ricompensato in paradiso.
A Wamika, tuttavia, va riconosciuta una certa coerenza. Egli, infatti, ha ricordato che “la chiesa cattolica, nel corso dei secoli, ha combattuto il male pure col sangue” (finalmente qualcuno che si ricorda delle crociate e dell’Inquisizione!). Nulla di strano, quindi, se egli invita a fare il possibile per ripulire la città dai gay con qualsiasi mezzo a disposizione.
Che cosa può fare la chiesa cattolica con l’Otto per mille? Chiedetelo a Wamika.



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