domenica 28 dicembre 2014

Niente Capodanno,
siamo cattolici

di Giuseppe Verdi



Se pensavate che il 1. gennaio si festeggiasse solo il profano inizio del nuovo anno, avete sbagliato. La chiesa cattolica, infatti, non si è fatta sfuggire nemmeno questa ricorrenza, sovrapponendovi (come accade in diverse occasioni) la propria festività religiosa, nella fattispecie la “Santissima Madre di Dio".
Se siete credenti, pertanto, rassegnatevi: il primo giorno dell’anno niente bisboccia: siete tenuti a partecipare alla messa e a evitare ogni demoniaco eccesso alimentare.
La celebrazione di una festa ad hoc per la “Santissima Madre” affonda le radici in epoca remota e, precisamente, nel IV secolo, quando il dibattito sulla trinità cominciò a farsi serrato. Fu allora che si verificò la celebre “eresia” di Ario, il quale, in piena continuità con la tradizione, sottolineava l’assoluta unicità di Dio, ribadendo che Gesù era stato generato dal padre e, dunque, era tutt’al più partecipe della grazia divina, ma assolutamente non della “stessa sostanza del padre” (consustanzialità).
L’arianesimo venne condannato come dottrina eretica nel celebre concilio di Nicea del 325 d.C. Da quel momento, emerse con forza la cosiddetta “cristologia ricca”, che esaltò la divinità di Gesù e nel cui ambito un ruolo di spicco fu svolto dal vescovo Cirillo di Alessandria (il principale indiziato quale mandante dell’assassinio della famosa Ipazia).
Fu proprio da una durissima disputa con quest’ultimo che nacque il nestorianesimo, il cui nome deriva da Nestorio, patriarca di Costantinopoli. Mentre gli alessandrini consideravano Maria la madre di Dio, definendola pertanto Theotókos, Nestorio giudicava quel termine inappropriato e utilizzava invece Theodóchos (“che riceve Dio”) o Christótokos (madre di Cristo), affermando che in Gesù convivevano due distinte persone (l’uomo e il dio) e che Maria era madre solo del primo.
Quantunque il nestorianesimo fosse stato condannato prima dal concilio di Efeso del 431 e poi da quello di Calcedonia (451), esiste ancora oggi una chiesa nestoriana che nega la Maria theotókos, ma è stata quest’ultima ad essere accolta nella dottrina cattolica e a essere celebrata il 1. gennaio.
Dunque, amici cattolici, bando ai cenoni, ai megapranzi e a qualsiasi forma di bisboccia. Se siete coerenti (odo un coro di risate in sottofondo), trascorrete un inizio d’anno all’insegna del pentimento, del digiuno e della mortificazione (che del resto è il tratto saliente del vostro credo) e, magari, fate un salto a Fatima o a Medjugorje a celebrare la vostra signora semprevergine, modello di perfetta donna sottomessa tutta casa e chiesa.

domenica 21 dicembre 2014

In che anno è nato Gesù?

di Giuseppe Verdi




Nella storia di Gesù, l’impronta del paganesimo è talmente evidente da emergere già nella data che i cristiani considerano il suo giorno di nascita. In primo luogo, il fatto che Gesù sia nato il 25 dicembre è privo di qualsiasi fondamento storico (tant’è vero che i vangeli non ne fanno cenno). Inoltre, fu solo a partire dalla metà del IV secolo che la chiesa indicò quel giorno come “compleanno” di Gesù. Guarda caso, poi, esso coincideva proprio con la festività di Mithra, l’invitto dio del Sole (Sol Invictus), il cui culto era all’epoca molto diffuso. Lo scopo di quella “sovrapposizione” era chiaro: cristianizzare quella ricorrenza pagana, cioè cancellarla dalla coscienza popolare senza traumi, semplicemente adeguandola alla festa del solstizio, vale a dire la nascita del nuovo sole.

Non per nulla, il primo ad affermare che Gesù era nato il 25 dicembre fu Ippolito di Roma, verso il 204, epoca alla quale risalgono anche le prime evidenze di una celebrazione, mentre, per quanto riguarda la chiesa romana, la fonte più antica sulla festività è il Cronografo del 354. Rimane da dimostrare, inoltre, che la festa sia stata introdotta “ufficialmente” da Costantino verso il 330, dietro suggerimento (disinteressato) della madre Elena e dei vescovi del recente concilio di Nicea.

Per di più, in origine, nella parte orientale dell’impero romano la nascita di Gesù veniva celebrata il 6 gennaio; ciò era dovuto al fatto che, quando nel IV secolo d.C. l’impero venne diviso in due parti, in oriente era in uso un calendario nel quale il solstizio d’inverno cadeva il 6 gennaio, che in Egitto era festeggiato come il giorno della nascita di Osiride. Fu solo intorno al 360 che il 6 gennaio passò a indicare la data dell’Epifania.

Una volta compresa la derivazione pagana della data di nascita di Gesù, non dovrà sorprenderci il fatto di scoprire che il racconto cristiano del Natale presente nel vangelo di Luca (il solo a parlarne!) è profondamente influenzato dal patrimonio culturale pagano; in particolare: il tema della madre che cerca invano un luogo dove partorire trova un illustre precedente leggendario nella nascita di Apollo (come Gesù, del resto, anche altri figli di vergini vennero al mondo durante un viaggio o una fuga, ad esempio Osiride, figlio di Iside); come Gesù bambino, anche Zeus, Dioniso e altre divinità sono state rappresentate in fasce, deposte in una cesta o in una mangiatoia; anche Romolo e Remo, nonché Mithra, ricevettero la visita di alcuni pastori venuti ad adorarli.

Di influssi estranei al cristianesimo non risente solo il vangelo di Luca (come abbiamo visto nelle due pagine precedenti), ma anche quello di Matteo, dato che l’apparizione di stelle o di altri segnali celesti è un elemento tipico della maggioranza dei racconti sulla nascita di dèi o di eroi. Inoltre, quantunque non figuri in alcun vangelo canonico, anche la presenza nel presepe cristiano del bue e dell’asino viene smascherata come un elemento scenografico tutt’altro che originale; la presenza di animali che adorano, assistono e proteggono personaggi straordinari nel momento della loro nascita è infatti una tradizione tipica di numerose culture più antiche del cristianesimo. A parte la celebre leggenda di Romolo e Remo allattati dalla lupa, citiamo a titolo di esempio, tra le tante diffuse in Asia, quella di Heu-tsi (Cina), partorito in una stalla, scaldato dal respiro di buoi e gli agnelli e coperto dalle ali degli uccelli. È forse per questa ragione che, nel 2012, nel suo libro sull’infanzia di Gesù, papa Ratzinger ebbe il buon senso di ammettere che nel presepe non c’erano alcun bue e alcun asino.

Al di là di queste considerazioni sulle origini pagane del Natale, ciò che emerge è la palese anomalia che la famosa natività figura solo in due vangeli su quattro; una miseria, per un evento tanto cruciale della vita di Gesù, non credete?

E non è tutto. Oltre essere i soli a parlare della natività, Matteo e Luca ce la raccontano (cosa ancor più bizzarra) in modi completamente diversi sia nei tempi che nei luoghi: i re magi, la persecuzione erodiana e la fuga in Egitto sono presenti solo in Matteo, mentre la mangiatoia, i pastori e la presentazione al tempio sono prerogativa di Luca. E, soprattutto, Matteo fa nascere Gesù tra il 6 e il 5 a.C., Luca, invece, non prima del 6 d.C. Circa dodici anni di differenza, con Gesù che nasce “avanti sé stesso” o “dopo sé stesso!

Tutto questo non fa che mettere a nudo la natura del tutto leggendaria della natività, a dispetto della tipica giustificazione apologetica secondo cui le discordanze tra i vangeli confermano la credibilità degli eventi. Non a caso, già un secolo fa il biblista Alfred Loisy affermò che, per spogliare di ogni credibilità il miracoloso concepimento di Gesù, non occorre probabilmente fare ricorso ad alcun precedente mitologico, ma basta il fatto che esso fu ignorato da Marco e da Paolo e che i due racconti di Matteo e Luca sono tra loro talmente diversi da assumere “i caratteri di una pura invenzione”.


tratto dall'AgendAtea 2015:
https://www.facebook.com/pages/AgendAtea-2015/733778753385522?ref=hl

mercoledì 17 dicembre 2014

Benigni, i dieci comandamenti
e la creazione della donna

di Giuseppe Verdi

Dopo la discussa esibizione televisiva di Roberto Benigni dedicata ai Dieci Comandamenti, hanno cominciato a circolare post celebrativi contenenti stralci del suo monologo, tra i quali il seguente:

"La donna è nata dalla costola dell'uomo...Non dai piedi per essere calpestata, non dalla testa per essere al di sopra dell'uomo, ma dal costato, dal fianco per essere uguale all'uomo, sotto il braccio per essere protetta, e dal lato destro del cuore per essere amata"

A quanti condividono queste parole un tantino nazional-popolari di Benigni vorrei brevemente ricordare il passo biblico del libro 2 della Genesi (versetti da 18 in poi) nel quale Dio crea la donna:

"Poi il Signore Dio disse: "Non è bene che l'uomo sia solo: gli voglio fare un aiuto che gli sia simile". Allora il Signore Dio plasmò dal suolo ogni sorta di bestie selvatiche e tutti gli uccelli del cielo e li condusse all'uomo, per vedere come li avrebbe chiamati: in qualunque modo l'uomo avesse chiamato ognuno degli esseri viventi, quello doveva essere il suo nome. Così l'uomo impose nomi a tutto il bestiame, a tutti gli uccelli del cielo e a tutte le bestie selvatiche, ma l'uomo non trovò un aiuto che gli fosse simile. Allora il Signore Dio fece scendere un torpore sull'uomo, che si addormentò; gli tolse una delle costole e rinchiuse la carne al suo posto. Il Signore Dio plasmò con la costola, che aveva tolta all'uomo, una donna e la condusse all'uomo. Allora l'uomo disse: "Questa volta essa è carne dalla mia carne e osso dalle mie ossa. La si chiamerà donna perché dall'uomo è stata tolta". Per questo l'uomo abbandonerà suo padre e sua madre e si unirà a sua moglie e i due saranno una sola carne. Ora tutti e due erano nudi, l'uomo e sua moglie, ma non ne provavano vergogna"
 
E' evidente che l'intero brano è intriso di profondo maschilismo. Dio crea la donna come "aiuto" per l'uomo e, per giunta, dopo che costui non ha trovato "aiuti  simili" a lui in nessun animale. A quel punto, Dio genera la donna plasmandola dalla costola dell'uomo; la donna è pertanto una sorta di "derivato" dell'uomo, il quale si configura come "materia prima". Perché, infatti, Dio non crea anche la donna "dalla polvere del suolo", garantendo una completa parità dei sessi fin dal principio? Come mai deriva la femmina dal maschio, come se ella fosse una creatura di second'ordine?
E' davvero difficile vedere nell'episodio l'alto e nobile significato che vi ha colto Benigni. Da qualunque parte dell'uomo ella sia nata nel racconto biblico, E' DALL'UOMO CHE NASCE, dall'uomo che trae origine, ponendosi fin da subito in quella condizione di inferiorità che, non per niente, ebraismo e cristianesimo sosterranno in via definitiva.
La chiosa dell'aneddoto biblico, d'altra parte, è chiarissima: l'uomo abbandonerà suo padre e sua madre e si unirà a sua moglie; entrambi sono nudi, l'uomo e sua moglie. Mai che si dica "la donna e suo marito", omaggiando la prima, per una volta almeno, di una posizione di soggetto.
Più diseguaglianza di questa...
Qualcuno andrebbe a spiegarlo, per piacere, a chi ha applaudito la prestazione televisiva di mister 4 milioni?



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domenica 7 dicembre 2014

Immacolata concezione
o parto verginale?

di Giuseppe Verdi

Per moltissimi credenti, l’immacolata concezione (mi si perdonino le minuscole) è occasione di festeggiamento solo perché c’è in famiglia qualcuno che si chiama Concetta o, più raramente, Concetto; un banale onomastico, dunque, oltretutto abbastanza paradossale, visto che “Concetto” implica una capacità di ragionare, di pensare e, pertanto, qualcosa di diametralmente opposto alla cecità della fede.
Per altri credenti, altrettanto numerosi, l’immacolata concezione è invece la celebrazione del concepimento verginale di Gesù nel santissimo utero di Maria. Il che, sia chiaro, è un grossolano fraitendimento (tipico dei fedeli, che del resto non conoscono nemmeno i nomi dei quattro evangelisti). Il dogma dell’immacolata concezione, infatti, non ha nulla a che fare con la nascita verginale, ma afferma che Maria sarebbe stata immacolata, cioè esente dal peccato originale, fin dal suo concepimento.
Come mai la chiesa, a un certo punto, si decise a proclamare tale verità? Semplice: Gesù, che si presume puro, non poteva essere nato da una donna comune, impura come ogni mortale.
E quale sarebbe il fondamento di questo dogma? Risposta: il passo del vangelo di Luca in cui l’angelo Gabriele, al momento dell’annunciazione, saluta la madonna come “piena di grazia”; espressione dalla quale, con tutta la buona volontà, appare eccessivo dedurre che Mary fosse stata preservata intatta da ogni macchia del peccato originale. In realtà, la corretta traduzione di Luca non è “piena di grazia”, ma “grande favorita” (come nelle scommesse calcistiche), che, per quanto esprima uno status invidiabile, non comporta affatto che la madonna fosse “schermata” dal peccato originale fin dall’istante del concepimento.
Fatta eccezione per codesto passo, il Nuovo Testamento non fa il minimo accenno alla presunta purezza di Maria. Ecco perché, da principio, la dottrina dell’immacolata concezione fu addirittura avversata, con i primi autori cristiani che accusavano la futura madonna di presunzione e superbia. La festa dell’immacolata concezione di Maria comparve solo nell’VIII secolo, ma fu combattuta come superstizione dai principali esponenti della chiesa, compreso Tommaso d’Aquino, rimanendo proibita fino al XVI secolo inoltrato!
La massa, tuttavia, ormai divinizzava la “santa madre”. Fu quindi a furor di popolo che, alla fine, tutti dovettero accettare il nuovo dogma. La proclamazione, però, giunse solo l’8 dicembre del 1854, quando, con la bolla Ineffabilis Deus, Pio IX proclamò che quella verità di fede era stata “rivelata da Dio”.
Perché mai furono necessari ben diciannove secoli prima che lo spirito santo sussurrasse all’orecchio di un pontefice che la madonna era sempre stata libera dal peccato originale?



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mercoledì 26 novembre 2014

Papagadgets

di Giuseppe Verdi

Che papa Francesco avesse scatenato un’autentica bergogliomania l’avevamo capito, se è vero che la gente impazzisce per lui e che perfino il Parlamento Europeo gli ha aperto le porte, onore toccato in precedenza solo a Wojtyla.
Tuttavia, non osavamo immaginare che l’argentino potesse sconfiggere il polacco su un terreno tanto frivolo quanto insolito per la solennità di una figura come quella del papa. Stiamo parlando dei gadget, che con Francesco hanno conosciuto un autentico boom, tanto che qualche settimana fa il noto programma a quiz di Rai1 L’eredità ha addirittura dedicato all’argomento il gioco noto come “la scossa”.
E in effetti, facendo un rapido excursus in rete, se ne trovano di tutti i colori. Di seguito, dunque, vi presentiamo una carrellata delle più gustose (alcune anche al palato) chicche estratte dall’universo dei gadget dedicati a papa Bergoglio.
Innanzitutto, abbiamo il ditale del papa.
O meglio, i ditali, perché in rete se ne trova più di uno, ad esempio su http://www.savellireligious.com o su www.ciaosouvenir.com.
Segue lo schema punto croce di www.artedelricamo.com e, soprattutto, il famosissimo “lecca lecca” del papa, originale trovata di un commerciante napoletano, che ha esposto in bella mostra in vetrina i dolciumi raffiguranti il volto del pontefice, immortalati sul sito Road tv Italia. Circola voce che numerosissimi politici italiani e stranieri, già avvezzi a prostrarsi davanti all’uomo in veste bianca, abbiano fatto incetta dei preziosi dolcetti, così, giusto per tenersi in allenamento nella loro inarrivabile capacità di leccare.
A quanto pare, un cartello esposto in negozio precisa che, oltre al lecca lecca, alla modica cifra di 4 euro è possibile ricevere anche una prece. Che cosa si vuole di più dalla vita?
Abbiamo poi le tazze del papa, le magliette del papa e, a quanto si dice in giro, anche i bavaglini del papa, dei quali però, sfortunatamente, non siamo riusciti a trovare immagini in rete.
Dulcis in fundo (ed è proprio il caso di dire “dulcis”), non un vero e proprio gadget, ma un autentico capolavorio di pasticceria: il Papa dulce bun. Si tratta di un gelato alla crema chantilly variegato con dulce de leche e copertura al gianduia, creato dal maestro Giorgio Zanatta in occasione del Firenze Gelato Festival.
“Un piccolo omaggio al Papa Italo-Argentino”, dice il creatore di cotanta celestiale prelibatezza, “che ha le sue origini a pochi chilometri dal paese di Gianduja, nell’astigiano. La parola dulce in spagnolo, e bon in piemontese, rispecchiano le caratteristiche di papa Francesco: dolce e buono”.
Una curiosità: non a caso, la ricetta raccomanda di mixare gli ingredienti e pastorizzare a 85 gradi. Più che naturale, quando si tratta del pastore per eccellenza.

martedì 25 novembre 2014

Squallide banalità

di Carla Corsetti


È impressionante il tenore delle banalità inanellate dal monarca Bergoglio nel discorso pronunciato davanti al Parlamento Europeo.
Sembrava che quelle parole fossero rivolte agli studentelli di una assemblea liceale cattolica e non ad una Assise parlamentare.
L’attenzione ai poveri, implorata dal proprietario dello IOR e dell’Obolo di San Pietro, è stata una autentica presa per i fondelli.
Ha rimproverato all’Europa di essere “invecchiata”, e questa osservazione, pronunciata da un Capo di Stato di una monarchia che di moderno ha solo il sistema di riciclaggio del denaro, ha richiamato alla memoria il classico aforisma della pagliuzza nell’occhio dell’altro e la trave nel proprio.
Di dubbia interpretazione potrebbe apparire il richiamo ad una “cornice giuridica chiara” se non fosse che nello Stato del Vaticano il diritto canonico prevale su quello civile e su quello penale.
Il livello più scadente lo ha toccato quando ha parlato di “dignità trascendente”, come se fosse un parroco di paese al catechismo.
Nel giorno in cui si celebra la Giornata mondiale della violenza sulle donne, non si è dimenticato di parlare dei “bambini uccisi prima di nascere” invitando, di fatto, i parlamentari europei a negare alle donne il diritto all’autodeterminazione.
Invitarlo al Parlamento europeo è stato un gesto politicamente scorretto.
Applaudire alle scempiaggini dette, è stato vile.


All'articolo di Carla Corsetti è possibile aggiungere semplicemente che, rivedendo le riprese televisive del preteso "evento", la sensazione che se ne ricava è quella di una regia pianificata a tavolino, dove gli applausi partivano più per "copione" che in maniera spontanea, almeno a giudicare dalle facce e dall'atteggiamento degli europarlamentari. Squallore nello squallore.

martedì 18 novembre 2014

Romania: la religione non è più oggetto
di studio obbligatorio a scuola


La Corte Costituzionale rumena colpisce duramente la Chiesa Ortodossa (BOR), ammettendo, con decisione definitiva e generalmente obbligatoria, l’eccezione di incostituzionalità di due articoli della Legge sull’istruzione e della Legge sull’educazione Nazionale.
Gli articoli di legge dichiarati incostituzionali prevedono rispettivamente che “la scelta di non frequentare le ore di religione può essere espressa per iscritto dal genitore o dal tutore legalmente istituito del minorenne” e che “su domanda espressa per iscritto, l’alunno maggiorenne può richiedere di non frequentare le ore di religione”.
Ecco cosa dice invece la Costituzione con riferimento all’insegnamento della religione nelle scuole:

Art 29 - c. 6: “I genitori o i tutori legalmente istituiti hanno il diritto e di assicurare , in conformità con le proprie convinzioni, l’educazione dei minorenni di cui hanno la potestà e la responsabilità educativa”.
Art 32 – c. 7: “Lo stato assicura la libertà dell’insegnamento religioso, a seconda delle richieste specifiche di ogni culto religioso. Nelle scuole statali, l’insegnamento religioso è organizzato e garantito dalla legge.

Le motivazioni della Corte hanno avuto come fondamento l’idea che “la persona che vuole fare una cosa deve fare richiesta, e non la persona che non desidera un qualcosa non richiesto” (n.r. immaginiamoci se un domani dovessimo fare tutti richieste disperate per non avvalerci di abbonamenti a tutti i servizi immaginabili?).
La decisione della Corte è definitiva e immediatamente obbligatoria. La Corte era stata sollecitata dal Professor Emil Moise nella causa contro il Liceo Di Arte di Buzau. Un anno prima, Csaba Asztalos, presidente del Consiglio Nazionale Contro le Discriminazioni, aveva affermato: “l’iscrizione d’ufficio -ergo, dallo stato- all’insegnamento religioso nelle scuole lede il diritto alla libertà di coscienza, lede il diritto dei genitori di educare i propri figli secondo le proprie convinzioni e il proprio credo. Nessuna persona in Romania ha l’obbligo di rispondere a domande sull’appartenenza a un culto”.
L’Associazione degli Alunni di Constanta (AEC) e l’Associazione dei Giovani Europei per la Romania (ATER) hanno inviato al Parlamento una proposta di documento normativo riguardante l’insegnamento della religione nelle scuole, trovando punti di convergenza tra la Legge e la decisione della Corte Costituzionale.
Il Codice Civile indica che i genitori possono stabilire la confessione del minorenne fino al compimento del quattordicesimo anno di età. I ragazzi ultraquattordicenni decidono autonomamente la propria religione. Per far sì che questa decisione sia autonoma, priva di influenze da parte di terzi, nel pieno rispetto del livello e delle capacità intellettive del bambino, sorge l’assoluta necessità di una cultura generale e della conoscenza della Storia delle religioni e della loro evoluzione. La proposta prevede quindi la necessità di studiare Storia delle religioni nelle scuole medie, per proseguire poi alle scuole superiori con l’insegnamento confessionale della religione scelta dal giovane, con professori autorizzati da parte delle istituzioni di culto riconosciute dallo stato, il che richiede le assunzioni non più come dipendenti permanenti nelle scuole ma con contratti determinati della durata di un anno.
Le modifiche della normativa sono argomentate e motivate come “assolutamente necessarie, per il pieno rispetto della libertà di coscienza dei bambini in età evolutiva…per accrescere il livello di tolleranza religiosa, per evitare i conflitti religiosi, per rispettare i valori europei della separazione dei poteri della chiesa e dello stato in una società secolare, per la democrazia di uno stato moderno”.

Fonte:

Traduzione di Rodica Vasile, consulente